Gestione degli infortuni: dal primo giorno al rientro in campo

Aggiornata il 28 ottobre 2026

Un infortunio coinvolge almeno tre persone: il fisioterapista che lo segue, il preparatore che prepara il rientro, l’allenatore che deve sapere quando contare sul giocatore. Se le informazioni stanno in tre posti diversi, il rientro si decide a voce. Ecco come tenerle insieme.

Cosa registrare il primo giorno

  • Data e contesto: allenamento o partita, minuto, esercitazione, contatto o no.
  • Zona e lato: meglio su una mappa del corpo che a parole, così tutti leggono la stessa cosa.
  • Tipo: muscolare, articolare, contusione, tendineo, altro.
  • Dolore: scala VAS da 0 a 10, ripetuta a ogni controllo.
  • Stima dei tempi: indicativa, da aggiornare. Serve all’allenatore per pianificare, non è una promessa.

Non serve una cartella clinica: la diagnosi resta al medico. Allo staff serve sapere cosa è successo, dove e fino a quando il giocatore non è disponibile.

Seguire l’evoluzione

Ogni controllo è un aggiornamento con data: dolore, cosa ha fatto il giocatore (terapia, palestra, corsa, campo), cosa cambia nella stima. Messi in fila, gli aggiornamenti diventano la timeline dell’infortunio, e a fine stagione dicono quanto sono durati davvero i rientri rispetto alle stime.

Lo stato del giocatore va tenuto separato dalla diagnosi, perché è quello che guarda l’allenatore. Tre stati bastano: indisponibile, in recupero (lavora a parte o in parte con il gruppo), disponibile.

Il rientro in campo è una decisione di staff

Il rientro non è una data, è una sequenza di passaggi. Una progressione tipica:

  1. Lavoro in palestra e senza dolore nelle attività quotidiane.
  2. Corsa lineare, poi cambi di direzione.
  3. Rientro parziale con il gruppo, senza contrasti.
  4. Seduta completa con il gruppo.
  5. Disponibile per la partita.

Ogni passaggio si supera quando lo staff è d’accordo, con i dati davanti: dolore, test fatti, carico sostenuto nei giorni prima. Il carico conta: un giocatore fermo tre settimane che torna con una settimana piena fa un salto di carico enorme anche se “sta bene”.

Leggere gli infortuni a livello di squadra

A fine mese o di girone vale la pena guardare quanti giorni si sono persi, dove (zone del corpo che si ripetono), quando (inizio stagione, dopo la sosta, settimane con due partite) e in che modo (contatto o no). Non è statistica per un report: è il modo per accorgersi che le lesioni agli ischiocrurali arrivano tutte nella stessa settimana del mese.

Come lo fai in dropseet

In dropseet l’infortunio si apre con zona e lato sulla mappa del corpo, dolore e stima dei tempi; ogni controllo è un aggiornamento nella sua timeline. Se un giocatore si fa male in partita, l’infortunio nasce già lì, «da valutare», e il giocatore risulta fuori finché lo staff medico non lo chiude. Lo staff tecnico vede chi è disponibile senza chiedere, lo staff medico vede il carico che il giocatore sta sostenendo, e il riepilogo di squadra mostra giorni persi e zone più colpite.

Elenco infortuni in dropseet con parte del corpo, stato, data di rientro e durata
Elenco infortuni in dropseet con parte del corpo, stato, data di rientro e durata

Domande frequenti

Chi deve aggiornare l’infortunio?

Chi lo segue, di solito il fisioterapista o il medico. L’importante è che l’allenatore non debba chiedere: lo stato aggiornato deve vederlo da solo.

Quanto dettaglio clinico serve?

Quello che serve allo staff per lavorare: zona, tipo, dolore, stima, passaggi del rientro. Referti ed esami restano nei canali del medico.

Come si calcolano i giorni persi?

Dal giorno dell’infortunio al giorno in cui il giocatore torna disponibile per allenamento completo e partita. Contarli sempre allo stesso modo permette di confrontare le stagioni.

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