Gestione degli infortuni: dal primo giorno al rientro in campo
Un infortunio coinvolge almeno tre persone: il fisioterapista che lo segue, il preparatore che prepara il rientro, l’allenatore che deve sapere quando contare sul giocatore. Se le informazioni stanno in tre posti diversi, il rientro si decide a voce. Ecco come tenerle insieme.
Cosa registrare il primo giorno
- Data e contesto: allenamento o partita, minuto, esercitazione, contatto o no.
- Zona e lato: meglio su una mappa del corpo che a parole, così tutti leggono la stessa cosa.
- Tipo: muscolare, articolare, contusione, tendineo, altro.
- Dolore: scala VAS da 0 a 10, ripetuta a ogni controllo.
- Stima dei tempi: indicativa, da aggiornare. Serve all’allenatore per pianificare, non è una promessa.
Non serve una cartella clinica: la diagnosi resta al medico. Allo staff serve sapere cosa è successo, dove e fino a quando il giocatore non è disponibile.
Seguire l’evoluzione
Ogni controllo è un aggiornamento con data: dolore, cosa ha fatto il giocatore (terapia, palestra, corsa, campo), cosa cambia nella stima. Messi in fila, gli aggiornamenti diventano la timeline dell’infortunio, e a fine stagione dicono quanto sono durati davvero i rientri rispetto alle stime.
Lo stato del giocatore va tenuto separato dalla diagnosi, perché è quello che guarda l’allenatore. Tre stati bastano: indisponibile, in recupero (lavora a parte o in parte con il gruppo), disponibile.
Il rientro in campo è una decisione di staff
Il rientro non è una data, è una sequenza di passaggi. Una progressione tipica:
- Lavoro in palestra e senza dolore nelle attività quotidiane.
- Corsa lineare, poi cambi di direzione.
- Rientro parziale con il gruppo, senza contrasti.
- Seduta completa con il gruppo.
- Disponibile per la partita.
Ogni passaggio si supera quando lo staff è d’accordo, con i dati davanti: dolore, test fatti, carico sostenuto nei giorni prima. Il carico conta: un giocatore fermo tre settimane che torna con una settimana piena fa un salto di carico enorme anche se “sta bene”.
Leggere gli infortuni a livello di squadra
A fine mese o di girone vale la pena guardare quanti giorni si sono persi, dove (zone del corpo che si ripetono), quando (inizio stagione, dopo la sosta, settimane con due partite) e in che modo (contatto o no). Non è statistica per un report: è il modo per accorgersi che le lesioni agli ischiocrurali arrivano tutte nella stessa settimana del mese.
Come lo fai in dropseet
In dropseet l’infortunio si apre con zona e lato sulla mappa del corpo, dolore e stima dei tempi; ogni controllo è un aggiornamento nella sua timeline. Se un giocatore si fa male in partita, l’infortunio nasce già lì, «da valutare», e il giocatore risulta fuori finché lo staff medico non lo chiude. Lo staff tecnico vede chi è disponibile senza chiedere, lo staff medico vede il carico che il giocatore sta sostenendo, e il riepilogo di squadra mostra giorni persi e zone più colpite.
Domande frequenti
Chi deve aggiornare l’infortunio?
Chi lo segue, di solito il fisioterapista o il medico. L’importante è che l’allenatore non debba chiedere: lo stato aggiornato deve vederlo da solo.
Quanto dettaglio clinico serve?
Quello che serve allo staff per lavorare: zona, tipo, dolore, stima, passaggi del rientro. Referti ed esami restano nei canali del medico.
Come si calcolano i giorni persi?
Dal giorno dell’infortunio al giorno in cui il giocatore torna disponibile per allenamento completo e partita. Contarli sempre allo stesso modo permette di confrontare le stagioni.